Esthens Beautyart

mostre-titolo

Gál Lehel e Csòk Sàndor

Metamorfozis

La serie intitolata “Iceberg” di Gál Lehel è testimonianza di quesiti artistici maturi e completi. Lehel è senza ombra di dubbio un artista che ama sperimentare, soprattutto l’uso del materiale. Indaga infatti le tecniche del secco e dell’affresco, per secoli determinanti, incrociando i risultati con materiali attuali e moderni come, ad esempio, le varie pitture dispersive.

Come creare soluzioni ricche, una superficie eccitante simile ai murales ma sul canovaccio, come quadro autonomo? Già la tesi di dottorato di Lehel era dedicata a questo argomento. Come riprodurre o imitare l’affresco, il secco e lo sgraffito con (o nonostante) i nuovi materiali? Nel caso di Lehel ci si chiede anche, pure sul piano filosofico, quanto durano i materiali. I suoi quadri sperimentali utilizzano la tecnica a secco.

L’iceberg che si scioglie ha quindi aspetti simbolici complessi mentre l’espressione “metamorfosi” si riferisce sia al tema presentato, sia alla materia, all’oggetto, al quadro a secco. Già il monte è un segno simbolico-sacrale, immagine mitica e naturalistica che collega Terra e Cielo, metafora della Storia, dei Miti e delle Religioni, ma nella sua interpretazione, a mio avviso, nasconde in sé la possibilità dell’incertezza.

L’artista lo definisce così: “Un monte è principio della quiete, dell’eternità…, l’acqua invece è movimento, ricambio, tempo e passaggio”. L’iceberg singolarmente è un’antitesi di tutto ciò, perché è destinato allo scioglimento veloce, soprattutto nel mondo globale surriscaldato di oggi. E questi sono fatti.

Anche la stessa espressione dell’iceberg come metafora è entrata ormai a far parte del linguaggio comune. Si dice “la punta dell’iceberg” quando conosciamo una cosa solo in superficie ma ignoriamo la sua profondità, i suoi segreti, i suoi collegamenti illuminanti. L’iceberg rappresenta il mistero stesso!

Mistero, come nel quadro Vergine delle Rocce di Leonardo, dove le montagne sullo sfondo sembrano dei ghiacciai, delle grotte e altre formazioni della natura, che è il vero argomento di quest’opera. Parla della natura immensa e irriconoscibile e della sua forza veritiera che non perdona.

I quadri di Lehel in mostra sono abbinati alle sculture in marmo di Sándor, il quale esprime la metamorfosi della persona in un ambiente sempre mutante nel tempo.

Noemi Szabò, critica d’arte

Gál Lehel, pittore

Artista ungherese nato a Cehu Silvaniei (Transilvania) nel 1969. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico a Tirgu Mures (Transilvania), studia pittura all’Accademia Ungherese di Belle Arti di Budapest, dove si laurea nel 1996. Inizia subito un’intensa attività espositiva e diviene membro di diverse famose Associazioni Artistiche ungheresi.

Nel 1998 diventa assistente universitario all’Accademia di Belle Arti di Budapest, ottenendo nel 2011 il dottorato DLA in Arti Visive, Performative e Mediali. Dal 2015 lavora all’Università della Scienza Juhasz Gyula (Szeged), dapprima come professore e responsabile del Dipartimento Formazione Docenti di Storia dell’Arte e del Disegno, poi, dal 2018, come direttore d’istituto. Oggi vive e lavora a Budapest.

Mostre

Dal 1992 partecipa a Mostre Ungheresi ed Internazionali in: Italia, Francia, Svizzera, Romania, Serbia, Polonia e Lituania.

Arredo pubblico

  1. Murales a secco della Piscina (Pilisszàntò);
  2. Ricostruzione del vetro piombato di Santo Stefano e del Santo Laszlò della Cappella Ludovika all’Università Nazionale del Servizio Pubblico (Budapest);
  3. Progetto del vetro piombato Chiesa dello Spirito Santo (Veresegyhàz) e della Cappella (Ràcalmàs).

Premi

1994, 1995. Pannoncolor (Budapest)

  1. Fisac Salon – medaglia d’oro (Parigi)
  2. Mostra Invernale (Vàc)

 

Csòk Sàndor, scultore

Artista di origini ungheresi nato a Reghin (Transilvania) nel 1969. Una volta diplomatosi in scultura, nel 1988, presso il Liceo Artistico a Tirgu Mures (Transilvania), ha proseguito i suoi studi all’Università di Arti Decorative e Design di Budapest, specializzandosi in restauro di sculture.

Nel 1990 si stabilisce definitivamente in Austria, a Graz, dove tutt’ora vive e lavora. È infatti membro di diverse Associazioni Artistiche austriache e partecipa regolarmente a mostre. Le sue opere sono presenti in tutta Europa sia a livello pubblico che in varie collezioni private.

Mostre

  1. Kunstgarten (Graz);
  2. Blaues Atelier (Graz);
  3. Batthaneum (Kormend);
  4. Strossgallerie (Graz);
  5. Kunstlerhaus (Graz);
  6. Ankerbrotfabric (Vienna);
  7. Pramstatten (Amsterdam);
  8. Griesgallerie (Graz);
  9. Blumelgallerie (Salisburgo);
  10. Messe (Graz).

Arredo pubblico

  1. Bassorilievo In memmoriam 1956 situato nel cortile del Comune (Graz);
  2. Scultura Fontana (Tobelbad).
ARCHIVIO MOSTRE

Andrea Manni

Vibrazioni

Albert László

Simboliche Metamorfosi